Il dibattito culturale italiano si trova periodicamente a fare i conti con l'efficacia retorica di slogan elettorali iper-semplificati, il compito di questo blog di filosofia non è la censura moralistica, o peggio ancora il sostegno ad uno schieramento politico, ma la vivisezione logica di queste proposte. Mostrare che dietro l'appello muscolare al "buonsenso" non si cela una visione tradizionale coerente, bensì un insieme disorganico di contraddizioni testuali e lacune legislative è necessario, soprattutto quando le provocazioni editoriali de "Il mondo al contrario" (questo il titolo del capolavoro del Generale), si strutturano in un manifesto politico ed elettorale come è avvenuto con le linee programmatiche del movimento Futuro Nazionale. L'analisi filosofica qui deve cedere il passo a un esame più stringente: quello della coerenza logica e della competenza dogmatica. A uno sguardo analitico, le proposte più celebri dell'eurodeputato denunciato per ricostruzione del partito fascista, non solo poggiano su evidenti fallacie argomentative, ma rivelano cortocircuiti logici interni e una profonda ignoranza dell'architettura giuridica dello Stato.
1. Il "Patriarcato Mediterraneo": una definizione vuota
La proposta più discussa del programma riguarda la tutela e il ripristino del cosiddetto "patriarcato mediterraneo". Dal punto di vista della filosofia del linguaggio e dell'antropologia, si tratta di una categoria del tutto priva di contenuto, una vera e propria scatola vuota riempita di nostalgia estetica. Cosa definisce questo patriarcato? Se l'obiettivo è difendere le radici della famiglia tradizionale occidentale, sorge una macroscopica contraddizione culturale: le strutture patriarcali storicamente più rigide e integraliste del bacino mediterraneo contemporaneo si riscontrano proprio nelle teocrazie islamiche del Nord Africa e del Medio Oriente ed evocare il patriarcato per difendere l'identità cristiana occidentale è un paradosso logico: significa proporre come rimedio culturale lo stesso modello relazionale che l'Occidente secolarizzato ha faticosamente superato e che la stessa dottrina cristiana ha storicamente rielaborato in chiave di cura e non di dominio (chiodo scaccia chiodo).
2. "Il femminicidio non esiste", la cecità giuridica
Strettamente legata al patriarcato è la tesi secondo cui il reato di femminicidio andrebbe abolito perché "non esiste, è un omicidio come gli altri". In questa affermazione coesistono una fallacia logica (l'accorpamento categoriale) e una gravissima lacuna sul piano della conoscenza del diritto penale, la contraddizione interna che da un lato invoca il ripristino di un modello relazionale asimmetrico (l'uomo forte che protegge e la "donna fragile" da tutelare) dall'altro nega l'esistenza della violenza sistemica generata proprio da quella asimmetria e l'errore di diritto che sostiene l'abolizione del "reato di femminicidio" dimostra una mancata conoscenza della legge italiana. Nell'ordinamento penale, infatti, non esiste un autonomo reato chiamato "femminicidio", esiste l'omicidio aggravato da relazioni affettive o motivi di genere (normato dal Codice Penale e rafforzato da interventi come il Codice Rosso) e chiedere l'abolizione di qualcosa che tecnicamente non esiste come fattispecie a sé, ma che opera come circostanza aggravante per sanzionare il movente e il contesto del delitto, svela un analfabetismo giuridico che confonde il dibattito giornalistico con la tecnica legislativa.
3. La "Donna Fragile" e il paternalismo protettivo
La narrazione della "donna fragile" è l'archetipo retorico su cui poggia l'intera impalcatura del suo modello sociale. Filosoficamente, questa visione ricade nella fallacia del paternalismo protettivo e la contraddizione in questo caso è performativa: Si dichiara di voler "proteggere" la donna in quanto custode del focolare, ma la si priva dell'autodeterminazione giuridica e sociale per ricollocarla sotto l'egida della potestà patriarcale e la fragilità non viene riconosciuta come condizione umana universale da tutelare tramite lo Stato di diritto, ma viene ontologizzata per giustificare una gerarchia di potere.
4. Il "Camerata San Paolo": anacronismo e manipolazione testuale
Tra le stramberie più assurde del nuovo partito vi è la definizione dell'Apostolo delle genti come il "camerata San Paolo", e qui la fallacia culturale dell'anacronismo tocca vette parossistiche. Proiettare categorie politiche del Novecento totalitario su figure del I secolo d.C. è un'operazione intellettualmente invalida, ma il vero cortocircuito è dottrinale: San Paolo il teologo che nella Lettera ai Galati scrive il manifesto universale dell'uguaglianza spirituale, superando ogni barriera etnica e di genere ("Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina") è arruolato d'ufficio sotto i vessilli di un nazionalismo identitario ed escludente che ignora non solo la filologia, ma lo statuto stesso dei testi che si pretende di difendere.
5. Il tormentone degli immigrati e la retorica dell'impossibile
Le posizioni radicali sull'immigrazione (la tanto sbandierata remigrazione) completano il quadro programmatico e anche in questo caso, le dichiarazioni d'intenti si scontrano frontalmente non solo con la questione umanitaria e con i valori cristiani ampiamente stumentalizzati dalla Destra italiana (Salvini che sventola il rosario e il Vangelo, Meloni che difende Dio, Patria e famiglia mentre la Sinistra resta paralizzata nel suo consueto immobilismo) ma anche con la realtà del diritto costituzionale, internazionale e dell'Unione Europea. La fallacia logica dominante è quella della "soluzione perfetta e veloce", combinata con una totale noncuranza dei trattati internazionali vincolanti per l'Italia (come l'Articolo 10 della Costituzione e la Convenzione di Ginevra) e promettere blocchi o espulsioni di massa incompatibili con i diritti fondamentali dell'uomo significa vendere al proprio elettorato formule giuridicamente inapplicabili, spacciandole per formule magiche che fanno di tutta l'erba un fascio (mai termine fu più azzeccato di questo)!
Conclusione: Il cortocircuito della post-verità
L'analisi filosofica e giuridica di alcune delle tante proposte di Vannacci (non dimentichiamo le classi differenziate per i diversamene abili, il lavoro a 14 anni e tanto altro) mette a nudo una struttura retorica basata sul controsenso: si invocano le radici cristiane usando categorie nate per superarle, si reclama il rispetto delle leggi ignorando i principi cardine del diritto penale e costituzionale; si esalta la patria dimenticando che l'ordinamento repubblicano si fonda sull'uguaglianza formale e sostanziale (Articolo 3), ma soprattutto si continua ad ingannare un'intera Nazione che da almeno trent'anni non ha più una politica capace di formulare proposte valide.
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