Tolleranza o rispetto?

In un tempo come quello di oggi, quando alla luce dei fatti che stiamo vivendo, sembra che la democrazia costruita faticosamente negli ultimi ottanta anni non abbia più alcun valore, è necessario riflettere su due parole molto comuni, ma delle quali spesso si sovrappone il significato.

La  parola tolleranza, dal sostantivo latino tolerantia, significa sopportazione, talvolta necessaria, di una realtà che non piace, mentre la parola rispetto deriva dal verbo latino respicere, che significa guardare di nuovo, e dall'etimologia si comprende come i due concetti siano completamente diversi poiche indicano due atteggiamenti praticamente opposti: la tolleranza permette la coesistenza, a volte pacifica, a volte meno di due realtà conviventi nello stesso contesto,  ma non consente di riconoscere valore intrinseco dell'altro, mentre il il rispetto, invece implica un continuo “riguardare”, cioè la disponibilità a non considerare definitivo il proprio giudizio e ad aprirsi alla possibilità di una verità altrui.

Si tratta di una distinzione filosoficamente (e non solo) decisiva, poiché, mentre la tolleranza implica la convinzione di essere gli unici possessori della verità, ed in base a questa poter agire a discapito di qualcosa o di qualcuno che si ritiene inferiore,  il rispetto pone l'osservatore in una condizione di epochè ovvero di una sospensione del giudizio che nulla ha a che vedere con lo scetticismo classico, ma con solo con il riconoscimento del valore di chi o di cosa mi sta davanti, indipendentemente se si tratti di una persona diversa da me o di una qualunque situazione a cui non si è abituati.

Applicando questo concetto agli eventi che hanno caratterizzato la prima parte del 2026, forse potremmo scoprire il senso o al contrario il non - senso a cui ci sta portando un nichilismo nel quale paradossalmente (e contrariamente a quanto afferma Nietzsche) ci si invoca detentori di una verità assoluta in virtù della quale ci si arroga il potere di porre l'intero mondo sotto ai piedi, decretando così la morte di un Dio del quale invece si è fermamente convinti di essere messaggeri e fedeli servitori. 

 

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